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<title><![CDATA[AgrigentoNews.net / Agrigento / Notizie / Video / News]]></title>
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<title><![CDATA[Le eredità di Vittoria Giunti]]></title>
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<description><![CDATA[<p><em><img src="http://agrigentomagazine.it/images/stories/copertina%20libro%20vittoria-giunti.jpg" border="0" hspace="10" vspace="5" align="left" />E' stato presentato a Raffadali il libro di Gaetano Alessi "Le eredità di Vittoria Giunti". Vi proponiamo l'articolo scritto in proposito dal direttore di Articolo 21, Giorgio Santelli.</em></p><p>Ero a Raffadali questo fine settimana, in provincia di Agrigento. Abbiamo ricordato Vittoria Giunti, la prima donna sindaco della Sicilia, la terza in Italia. Vittoria Giunti, Partigiana e comunista, moglie di Totò Di Benedetto, parlamentare del Pci e comandante partigiano. Lei, matematica fiorentina, scelse la Sicilia per amore. In parte per Totò, ma in parte per quella terra e per la gente di Sicilia. Mi hanno colpito due fatti, che con quella storia c'entrano poco. Ed anche se è assurdo e giornalisticamente sbagliato, parto dalla fine.  1 maggio e 2 giugno. L'anno è il 2006. Il primo ad andarsene è Totò, e se ne va il primo maggio, la festa dei lavoratori. Un mese dopo, ma il 2 giugno, c'è il commiato di Vittoria, il giorno della festa della Costituzione. Anche la morte, dunque, ha avuto un non so che di straordinario. </p><p>Totò Di Benedetto era di quel paese, che è diventato poi la terra di Vittoria. L'iniziativa è nata dalla presentazione di un libro proprio a lei dedicato, scritto da Gaetano Alessi, amico di Articolo 21 e di Libera informazione. Lui, insieme ad un gruppo di resistenti, nelle istituzioni, nei movimenti e nelle associazioni, tengono alta la bandiera della buona politica, della moralità e dell'antimafia in una terra che ha come sindaco un uomo che si chiama Silvio Cuffaro. In sintesi, un uomo sfortunato, sia nel nome che nel cognome. E' parente (fratello) di un altro Totò, che è stato deputato regionale, presidente della Regione Sicilia, mangiatore di cannoli e oggi senatore dell'Udc. Ed è stato proprio l'Udc a portar via alla sinistra Raffadali dopo 56 anni di amministrazioni di sinistra. E' successo ormai 7 anni fa. </p><p>Vittoria Giunti è morta, come abbiamo detto, il 2 giugno del 2006. Qualche giorno prima di morire ha voluto parlare con Gaetano, uno dei fondatori di Ad Est. A lui e a quell'associazione di giovani che intorno a Vittoria avevano trovato idee, valori e passione politica, lasciò la sua eredità morale e ideale. Loro quell'eredità la rispettano ogni giorno e sabato sera, proprio nella piazza antistante la casa dove lei ha vissuto, è come se avessero rinnovato quella promessa. La storia di Vittoria, il suo impegno politico e civile, sono stati raccontati in quella piazza. Le sue parole sono state messe in un libro che è stato distribuito gratuitamente alle scuole e nelle biblioteche, per conservare la memoria di una donna che scelse di vivere la Sicilia, di ascoltare le siciliane ed i siciliani senza mai raccontare chi era, per paura di far sentire diversi gli altri.</p><p>Quell'eredità ha passato momenti difficili, ma oggi, anche a Raffadali, l'aria è più respirabile. Ma la storia è bene raccontarla dall'inizio.</p><p><strong>QUEI RAGAZZI CHE SE NE VANNO<br /></strong>A Raffadali quando i cuffariani hanno vinto, non ci sono stati più avversari ma nemici. E i nemici erano proprio loro, i ragazzi di Vittoria, quelli di Ad Est. Quei giovani che oggi, dopo aver retto l'urto del re dei cannoli, hanno avuto il coraggio di resistere. Magari andandosene da Raffadali ma conservando i rapporti, facendo rete grazie alle tecnologie che internet mette a disposizione. Un'opposizione continua, fatta con un giornalino stampato in 1000 copie e distribuito ai cittadini; con la battaglia politica affidata all'opposizione e soprattutto al capogruppo del Pd, Aldo Virone. Di professione avvocato è una sorta di "parafulmine" per quanto riguarda la difesa dei ragazzi di Ad Est. </p><p>I ragazzi lasciano Raffadali, per lavorare e per studiare. Ad andarsene sono quelli che non vogliono accettare compromessi, che non se la sentono di prostituirsi e vendere il proprio voto. Poi ci sono anche i resistenti locali, quelli che restano lì a presidiare, che hanno un lavoro o un'attività ma non hanno mai tradito Vittoria e le idee che insieme avevano condiviso. Poi c'è il partito dei servi.</p><p><strong>L'UNIONE DEI CUFFARIANI<br /></strong>Poco c'entra Casini con l'Udc siciliano. Quello è territorio di Totò Cuffaro. Quando a Raffadali il vento è cambiato, l'Unione di Centro è diventata il primo partito. C'è chi ha cambiato casacca e dai Ds è emigrato immediatamente sotto le fila dell'Udc. Totò Tuttolomondo, eletto nel 1998 nei Ds, nel 2002 è il secondo candidato più votato nell'alleanza che darà al candidato dell'Udc Casalicchio la poltrona di sindaco. Stefano Catuara, storico segretario dei Ds, oggi è il Presidente dell'Area di Sviluppo Industriale. E' lui che ha coniato il termine "Unione dei Cuffariani", alla faccia delle idee e delle proposte di moralità e di buona politica che il centrista Casini professa a Roma, l'Udc siciliano nasce con ben altri propositi. La scelta è semplice per i 5 assessori della sinistra che alle elezioni comunali del 2002 sono folgorati sulla via di Damasco e passano con l'Udc. Dopo anni di ideali è forse ora di pensare ad altri valori. Il centrosinistra perde, i Ds e Rifondazione perdono Raffadali e comincia l'era locale di Silvio, fratello minore di Totò.</p><p><strong>ABBATTERE OGNI SIMBOLO DEL BUON GOVERNO<br /></strong>Va cancellata la memoria, vanno cancellate le cose fatte in quasi 60 anni dalla sinistra di Raffadali. Ho visto una cosa meravigliosa. Un "Villaggio della gioventù" che farebbe invidia al miglior Oratorio della cattolicissima Brianza. 11 ettari di parco e strutture che negli anni '60 un nobile illuminato lasciò all'amministrazione. Con un preciso atto regalava quello spazio per crearvi strutture per i giovani. La sinistra rispetta quella donazione e, dal 1960 al 1998 il Villaggio viene realizzato. Funziona da subito e, nel tempo, viene arricchito di strutture a disposizione dei cittadini. Un teatro all'aperto, campi di calcio e di tennis, strutture per i bambini più piccoli, un ostello con 40 posti, percorsi naturali e percorsi botanici. L'Udc vince e il villaggio viene chiuso. Ma la gente non protesta. E' difficile immaginare un popolo come quello siciliano privato dell'orgoglio. Ma così è stato. A Raffadali per 10 anni l'orgoglio è stato messo da parte insieme all'eredità di Totò Di Benedetto e Vittoria Giunti.</p><p><strong>I RESISTENTI<br /></strong>Alfonso, Gaetano, Alessandro, Peppe, Maria Grazia, Gigi, Paolo, Nina, Ida. Per lo più giovani alle soglie dei trent'anni. Erano i ragazzi di Vittoria. Loro resistono, e insieme a loro tanti altri, ragazze e ragazzi che vivono a Raffadali o che lavorano o studiano fuori: Palermo, Bologna, Vicenza, Milano, Roma. Ma tutti con Raffadali nel cuore. Hanno fatto e fanno politica, attività culturali, stanno fra la gente che li apprezza ma che, sino ad oggi, è vicina a loro tutti i giorni tranne in quello del voto. </p><p><strong>IL VOTO AMMINISTRATIVO<br /></strong>Raffadali con poco più di 15 mila abitanti alle ultime elezioni amministrative ha messo in pista 280 candidati. La legge che prevede la preferenza unica non ha impedito il controllo del voto degli elettori. Quando si potevano votare più di un candidato l'assegnazione era semplice. Agli incerti gli si diceva: "Tu voti il n. 3 il n5 e il n13. Se quelle schede e quelle preferenze tornavano, l'elettore aveva votato secondo criterio e quindi poteva essere premiato.</p><p>Con la preferenza unica il controllo del voto sembrava superato. E invece... basta aumentare il numero dei candidati. Il centrodestra e Silvio Cuffaro nel 2007 si presenta con 180 candidati, scelti anche più d'uno tra le famiglie numerose, controlli il voto e contemporaneamente decidi anche chi verrà eletto. Qualche preferenza per controllare il voto degli incerti agli outsider, le grandi famiglie con più parenti in lista in modo tale che puoi disperdere i loro voti. E poi si lavora sugli uomini che danno maggiore fiducia. Alle elezioni votarono 9287 persone. Il partito dei candidati di Cuffaro era un partito che da solo era già al 2%. Nonostante questo le dimensioni della sconfitta diminuiscono e il centrosinistra torna a sfiorare il 40%. Non c'è però paragone fra i candidati a sindaci. Silvio Cuffaro, pur perdendo per strada il 15% dei consensi, stravince. Ma oggi, dopo due anni da quel voto, le cose sembrano cambiare.  </p><p><strong>IL VOTO DELLE EUROPEE<br /></strong>Dalle ultime elezioni europee qualcosa è cambiato. Le troppe promesse non mantenute dai cuffariani e l'arrivo di Raffaele Lombardo e del Mpa hanno prodotto un risultato inatteso. Il voto sembra più libero e intorno ai ragazzi di Ad Est c'è un'aria diversa. Si rivedono alle iniziative persone che stavano nascoste a casa, l'orgoglio dei siciliani, quell'orgoglio che Vittoria aveva trasmesso alle donne e agli uomini di Raffadali torna ad emergere. Silvio Cuffaro in città si vede sempre meno, il tempo di "Vasa Vasa", il fratello famoso, è scaduto. E pensare che Cuffaro e Lombardo hanno lo stesso padre politico: Calogero Mannino. La resa dei conti fra i due appare come qualcosa di epico, sembra il bacio di Giuda che condanna il Cristo, con rispetto assoluto per le pagine del Vangelo. Ma questo è. Il potere di Totò Cuffaro nella sanità si sta sgretolando sotto i colpi di Lombardo. L'Mpa si vuole sostituire definitivamente all'Udc ma prima deve passare per la completa distruzione del partito di Cuffaro passando anche per nuove e particolari alleanze con il centrosinistra per poi, c'è da immaginarlo, andranno da Silvio, quello che conta, per portare una dote necessaria per il governo siciliano. Per i ragazzi di Vittoria non sarà semplice immaginare di ricostruire un futuro di centrosinistra a Raffadali attraverso un accordo con il Movimento per l'Autonomia. Ma questa è l'occasione che si presenterà di qui a tre anni, quando si andrà al rinnovo del Consiglio Comunale. Una scelta difficile, di real politik, che sulla base delle idealità sarà complicato accettare e perseguire. </p><p>Intanto sabato sera con il ricordo di Vittoria e con quella piazza riempita di facce vecchie e nuove che hanno ripreso in mano il loro orgoglio, qualcosa si è mosso. L'eredità di Vittoria, quella che ben si incarna nella questione morale che Berlinguer sollevava ormai più di trent'anni fa, servirà certamente ai giovani di Ad Est che oggi possono aspirare a diventare classe dirigente di un centrosinistra che si deve rigenerare. A Raffadali, come in tante altre parti d'Italia.</p><p align="right"><strong>Giorgio Santelli<br /></strong><em>Direttore di Articolo 21</em></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
<pubDate><![CDATA[Fri, 26 Jun 2009 17:33:48 GMT]]></pubDate>
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<title><![CDATA["Ce la sò!". Viaggetto semiserio nella parlata agrigentina]]></title>
<link><![CDATA[http://www.agrigentonews.net/news_25057_Ce-la-so.-Viaggetto-semiserio-nella-parlata-agrigentina.html]]></link>
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<description><![CDATA[<img src="http://agrigentomagazine.it/images/stories/la%20tovaglia%20%20da%20mare%20di%20playboy.jpg" border="0" hspace="10" vspace="5" align="left" />Il sottotitolo non tragga nessuno in inganno. Non voglio rifare la tesi di laurea di Luigi Pirandello né avere alcuna pretesa scientifica. Tant?è vero che si tratta di un viaggetto, una gitarella, una specie di scampagnata. Visiteremo i luoghi linguistici agrigentini, cioè tanti (non tutti, certo) di quei modi di dire, verbi, frasi, singole parole che a Girgenti vengono pronunziate con leggerezza, senza pensarci due volte, ormai legittimate dal tempo e dall?uso ma che magari all?orecchio di un non agrigentino possono sembrare strane, quando non sono decisamente sbagliate. (Le espressioni incriminate sono in grassetto). <p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Comincerei da un verbo, il verbo dei verbi, il termine che ci permetterà di riconoscerci come agrigentini quando un giorno saremo tutti in Paradiso: è il verbo <strong>sapercela</strong>! L?agrigentino non è capace di fare qualcosa, egli più semplicemente ce la sa. ?Ce la sai, bellomè? ? Prima ce la sapevo. ? Ora non ce la so più. ? Se ce la sapessi, <strong>che fa</strong>, non te lo farei??.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">E sempre rimanendo in ambito verbale è nota la propensione che abbiamo nel considerare transitivi alcuni verbi intransitivi. E quindi può capitare di sentire qualcuno che chieda alla propria madre: ?<strong>Scendimi</strong> le chiavi che devo <strong>uscire</strong> la macchina dal garage. Devo prendere delle cose, che le devo <strong>salire</strong> a casa? (non prima di aver <strong>entrato</strong> la macchina nuovamente in garage). Una volta una mia amica che era appena tornata da un viaggio, <strong>scese</strong> le valigie dall?auto (tante, vi assicuro), e guardandomi fa: ?<strong>Sàlimele</strong>!?. Tutti noi usiamo questi verbi in questo modo. Tempo fa un cronista siciliano del TG5 commentando una rapina disse che il malvivente aveva <strong>uscito</strong> la pistola; l?episodio fu riportato dopo qualche giorno da Striscia la Notizia nella categoria ?strafalcioni dei giornalisti?.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">C?è poi il caso di quei participi usati un po? così: ?Vuoi <strong>comprate</strong> le patatine?? chiede il papà premuroso al figlioletto; ?Hai tutti i pantaloni <strong>scesi</strong>? gli fa eco la mamma; ?Si deve fare una <strong>piovuta</strong>!?, chi di noi non l?ha mai detto guardando un cielo di piombo (del resto se c?è la grandinata e la nevicata, anche la piovuta reclama il suo bel posticino tra le precipitazioni atmosferiche, no?).</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Poi c?è una serie di situazioni linguistiche che riguardano l?andare al mare, pardon, l?andare <strong>a</strong> mare. Intanto a mare <strong>si ci va </strong>(e non ?ci si va?) in macchina e si porta la <strong>tovaglia</strong>, cioè il telo (questa cosa mi fa secco!). Se si vuol fare una passeggiata si va <strong>spiaggia spiaggia </strong>e se magari si è in comitiva si possono anche <strong>tirare</strong> le foto. E poi c?è sempre qualcuno che a un certo punto chiede ?Com?è l?acqua??, ottenendo come risposta, invariabilmente: ?<strong>Bella</strong>!?.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Ed è proprio al mare che l?estate scorsa ho assistito al seguente scambio di battute. Accanto alla mia <strong>tovaglia</strong> (eh eh!) c?era una famigliola, simpatica ma non troppo, con dei bambini che frignando chiedevano il gelato. ?Potete <strong>stare freschi</strong>?, abbozzò lì per lì la mamma, ?mangiatevi invece i <strong>mottini</strong> (le merendine) che vi ho portato?. Ma le proteste crescevano di intensità, i bambini <strong>facevano l?inferno</strong>, per cui dopo un timido temporeggiamento (?Ho solo <strong>soldi</strong> <strong>sani</strong>?), la poveretta, alla quale nel frattempo era <strong>venuta la pena</strong>, capitolò. ?Mi state facendo <strong>uscire pazza</strong>?, disse avviandosi mestamente verso il chiosco dei gelati. Ma al ritorno fu lei a prendere in mano la situazione: accusò i figli di averle fatto fare <strong>mala figura</strong> con le persone, e che quindi le era <strong>caduta la faccia a terra</strong>. ?Da domani in poi se dovete fare così ci <strong>muoviamo</strong> a casa? accusava (eh sì, perché a Girgenti, il verbo muoversi esprime anche immobilità). ?Con voi <strong>non ci posso combattere </strong>più?, proclamò ultimativa, ?mi state facendo <strong>cadere malata</strong>?. E per finire: ?Guardate, avete <strong>tutte</strong> le mani sporche? (vi assicuro, avevano solo due mani ciascuno, come tutti) ?e ora pulitevi il <strong>muso</strong> che ce l?avete <strong>marrò</strong>?. Era, infatti, un gelato al <strong>cioccolatto</strong>.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Laddove dappertutto il <strong>facchino</strong> è il portabagagli delle stazioni, ad Agrigento è la persona maleducata. Tempo fa andai a Roma in pullman. All?arrivo, al piazzale della stazione Tiburtina, ci fu la solita ressa per prendere i bagagli. Un passeggero, lamentandosene con l?autista si sentì rispondere: ?Caro signore, io sono un autista, non sono un facchino?. E il signore si profuse in scuse assicurandogli che non voleva assolutamente dire che era un <strong>facchino</strong>. Oppure un mio caro amico, tempo fa, dovendo spiegare a un?amica del Nord il significato della parola <em>vastaso </em>(stesso significato), la tradusse con? <strong>facchino</strong>.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Un altro amico, trovandosi al ristorante a Rimini chiese tre <strong>scioppetti</strong> di birra, gettando nel panico la cameriera. Lo scioppetto è la bottiglia piccola, quella da 33 cl. La donna, temporeggiò un po? nelle cucine, dopodiché tornò dicendo che non li aveva. Si sentì rispondere: ?Vabbé, allora mi porti uno <strong>scioppone</strong>?.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Da <em>ittari vuci </em>(gridare, urlare), l?agrigentino tira fuori <strong>buttare voci</strong>. Una sera d?estate di qualche anno fa andammo a vedere ?Questa sera si recita a soggetto? una bella commedia di Luigi Pirandello ? nostro concittadino ?, in cui alcuni attori, confusi tra gli spettatori interagiscono con i colleghi sul palcoscenico e ovviamente sono costretti ad alzare la voce. Un nostro amico si trovò seduto di fianco ad un?attrice esterna che pertanto passò tutto il primo atto a urlare. All?inizio del secondo atto, alla ripresa dei posti, ?sto mio amico, che, vi giuro, non aveva capito niente della situazione e pensava che l?attrice fosse semplicemente una pazza scatenata, la guarda e le fa: ?Ma lei non è quella che poco fa <strong>buttava voci</strong>?? ??? (Pausa di sconcerto dell?attrice) ?E ne deve <strong>buttare</strong> ancora??.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Alcune espressioni orbitano nel mondo dei rapporti sociali e del sentimento: ?Mi <strong>fai simpatia</strong>?; ?mi sono <strong>fatto fidanzato</strong>, sai, con quella che mi <strong>faceva sangue</strong>? (lì per lì penseresti a una bistecca); ?sei zita o <strong>lasciata</strong>??, si informa, premurosa (e forse speranzosa), l?amica del cuore; ?ci siamo lasciati ma mi sta <strong>uscendo il senso</strong>?, risponde, la povera delusa. Quando non si ha alcuna intenzione di andare a trovare un amico, normalmente gli si dice: ?Uno di questi giorni <strong>avvicino</strong>!?. </p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Per indicare la frequenza assidua con cui si fa qualcosa, si dice che si fa <strong>ogni due e tre</strong>. ?Mio nipote si è fatto <strong>tanto</strong>? dice la zia orgogliosa segnando nell?aria con una mano la probabile altezza del bimbo, ?e poi, è un bambino intelligentissimo, <strong>non perché è mio nipote</strong>!? (e perché, se no?). Si esprime soddisfazione con: ?<strong>Mi è venuto il cuore</strong>?, che cardiologicamente parlando deve essere uno sproposito; e poi ?Non fare lo <strong>sperto</strong>?, ovvero il furbastro. ?<strong>Vedi</strong> che ti dico?? (senti, casomai!); ?Quello che mi dici mi <strong>stranizza</strong>?, e la meraviglia si dipinge sul suo volto attonito. ?<strong>Ti cucino</strong>??, chiede la moglie al marito mentre qualcuno può pensare che ?sta donna prenda il coniuge e lo ficchi in pentola. ?Ho <strong>calato</strong> la pasta? (da dove?), ?<strong>Mi sono mangiato </strong>il panino e <strong>mi sono bevuto </strong>la Coca-Cola? (meno male che ha aggiunto il panino e la Coca-Cola!); ?Ho fatto <strong>tutte cose</strong>?.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Straordinari sono anche ?<strong>avere di bisogno</strong>?, ?<strong>salirsene</strong>? e ?<strong>scendersene</strong>?, ?l?utile e il <strong>divertevole</strong>?, ?prendere una <strong>scaffa</strong>? (una buca per strada), ?<strong>portare</strong> la macchina? (nel senso di guidarla), ?<strong>camminare</strong> in auto, (non si camminava solo a piedi?), ?<strong>per sì e per no</strong>?, ?<strong>niente ci fa</strong>!?, ?la vuoi una <strong>ciunga</strong>? (chewing-gum) ? dammene <strong>mettà</strong>?. I giorni della settimana sono, inspiegabilmente, <strong>luneddì</strong>, <strong>marteddì</strong>, etc? Personalmente amo molto anche i raddoppiamenti: ?<strong>Giusto giusto</strong>!?, ?<strong>a quando a quando</strong>?, ?<strong>solo solo</strong>?, ?<strong>piedi piedi</strong>?, ?vedersela <strong>pietre pietre</strong>?, ?andarsene <strong>muro muro</strong>?, ?sono arrivato <strong>ora ora</strong>?, ?l?ho appena comprata, è <strong>nuova nuova</strong>?, ?il cinema è <strong>pieno pieno</strong>?; e le esclamazioni: <strong>?Nzumma</strong>!, <strong>Cèèè</strong>!, <strong>Mischino</strong>!, <strong>Camurrìa</strong>!, <strong>Mì</strong>!, <strong>Moru</strong>!, <strong>Gnà</strong>!, <strong>Gnà</strong> <strong>chi</strong>!, <strong>Gnà</strong> <strong>comu</strong>! e <strong>Gnà</strong> <strong>dà</strong>!, il conclusivo <strong>Va?</strong>!, l?arcaico <strong>Scasciu</strong>!, per finire con <strong>Maria</strong>!, citato anche da Tomasi di Lampedusa nel ?Gattopardo?.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Naturalmente, questo scritto non ha alcuno scopo canzonatorio nei confronti di nessuno: è stato soltanto il volersi soffermare (per sorriderne un po?) su un aspetto della vita della nostra città che è quello del parlare. In fondo, <strong>ha</strong> che parliamo così da una vita, <strong>cose giuste</strong>! </p><p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><strong>Alberto Todaro</strong></p>]]></description>
<pubDate><![CDATA[Fri, 26 Jun 2009 17:33:41 GMT]]></pubDate>
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<title><![CDATA["Non sono solo gazianate" Riccardo Gaz si racconta a microfono spento]]></title>
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<description><![CDATA[<p><img src="http://agrigentomagazine.it/images/stories/gaz.jpg" border="0" hspace="10" vspace="5" align="left" />Spiegare il lavoro di Riccardo Gaz in due parole non è cosa semplice: deejay, veejay, regista, attore, direttore artistico, vocalist... Una voce conosciuta al pubblico che ogni giorno lo ascolta via etere dalle frequenze di Radio Vela, la radio agrigentina che negli anni ha preso forma nelle sue mani. Riccardo si innamora della radio all?età di 13 anni. ?<em>Mi affascinava sapere che attraverso un piccolo oggetto come la radio la mia voce avrebbe raggiunto altre persone</em>? dice. Il suo battesimo sulle frequenze Riccardo l?ha ricevuto da un baracchino, poi ha deciso di passare alle radio. ?<em>Non è un caso che io sia nato nel 1976, stesso anno in cui sono nate le radio libere. Quando ho cominciato a lavorare a radio Vela i deejay trasmettevano solo con la speranza di rimorchiare, per me era diverso: la mia era passione</em>?. E armato di passione Riccardo comincia a mettere mano ai programmi radiofonici, ispirandosi alle radio nazionali, ma senza mai trascurare la realtà locale. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Sognatore, disoccupato, uno che nella vita non ha nient?altro da fare. È questo il quadro che viene fuori del Gaz ascoltando il suo programma in radio. Scanzonato, allegro, caciarone, uno che non si prende troppo sul serio e che del divertimento ha fatto la sua filosofia di vita. Ma Gaz ha deciso di buttare la maschera e di mostrare l?altro lato della sua personalità ?<em>Credo di essere posseduto da una dicotomia</em> ? dice -. <em>Da una parte c?è il lato allegro, scanzonato e pronto al cazzeggio, dall?altra invece esce fuori la mia vena poetica con un pizzico di sentimentalismo. Sono sempre stato me stesso, ma fare questo lavoro è un po? come recitare una parte e in radio devo per forza essere scoppiettante e divertire il pubblico. Non poche volte ? </em>continua<em> - è capitato che mi abbiano detto che sono uno con la ?testa cueta?. Forse è da lì che è nata l?esigenza di tirare fuori quella parte di me che cominciava a scalpitarmi dentro. Il mio primo cortometraggio (Novantaduecento) è nato dal bisogno di tirare fuori la parte riflessiva di me</em>?. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Regista per bisogno quindi, spinto sicuramente da una voglia di riscatto nei confronti di coloro i quali, soprattutto nelle piccole realtà di provincia, giudicano gratuitamente. E l?invidia è un argomento che Riccardo sente bruciare particolarmente. ?<em>Ho cominciato a fare questo lavoro che ero molto piccolo, a 13 anni è normale non avere uno stile definito, penso che quello poi sia venuto con il tempo. Ma in un certo senso io ho deciso di metterci del mio, di mettermi a nudo davanti alla gente e di fare qualcosa. Penso che vivere questa vita da spettatore sia la cosa più brutta che possa esistere. Io penso di aver fatto delle cose </em>?continua Riccardo - <em>che in questo territorio nessuno aveva mai fatto prima. Nel mio piccolo penso di aver contribuito un minimo alla crescita sociale della società, considerando che siamo in un territorio in cui nessuno fa niente. Ma in questo contesto in cui non si muove nessuno quando uno fa qualcosa o crede in qualcosa viene ferocemente criticato. Non parlo della critica costruttiva, ma di quella gratuita scaturita solo dall?abbrutimento di gente che non ha nient?altro da fare. La cosa che più odio è essere criticato solo perché io, a differenza di molti altri, ho trovato qualcosa in cui credere</em>?. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Con la sua risata sguaiata, la faccia da schiaffi e la sua inconfondibile voce nasale Riccardo è entrato ormai a far parte della vita pubblica agrigentina. Uno spirito boccaccesco, sempre pronto a fare casino e a far divertire la gente. ? <em>La verità è che io sono un tipo che ha nostalgia pure della settimana scorsa</em>? mi confessa. E? lui a chiedermi di continuare a parlare, proponendomi un argomento che gli sta particolarmente a cuore: l?amicizia. ?<em>Mi rendo conto che è difficilissimo credere nell?amicizia, specialmente in questo mestiere in cui ti accorgi che c?è tanta gente che sta lì solo per essere dentro la storia. Io penso di avere un caratteraccio dal punto di vista lavorativo ? continua a dirmi Riccardo -, interagisco con le persone con le quali lavoro in maniera a volte difficile e questo per il fatto che io sono uno che crede nei progetti che porta avanti. Mi rendo conto che alle volte sono rigido e rompicoglioni, ma chi mi conosce bene sa che mi pongo in questo modo solo perché credo in un progetto e ci metto tutto me stesso. In linea di massima mi accade di riscontrare che è difficile trovare un amico vero, una persona che ti sa capire nel bene e nel male, che ti è accanto e che ti vuole veramente bene</em>?.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Le sue parole sono concitate, il suo discorso appassionato e intercalato da tanti ?<em>capito?</em>? per accertarsi che io riesca a seguire il suo pensiero e il suo modo di vedere le cose. Nel frattempo però Riccardo, nel suo studio di radio Vela, non smette un attimo di continuare a lavorare, di tenersi in contatto con la gente, di fare telefonate. Il Gaz è una giostra impazzita e mentre dal suo pc continuano ad arrivare messaggi sonori delle notifiche di msn, lui continua a fare telefonate rigorosamente in vivavoce. ?<em>Pronto, chi sei che mi sono scordato chi ho chiamato? Ah sei Ruoppolo? Ciao Angelo!</em>? e riattacca la cornetta. Dopodiché mi guarda e riprende: ?<em>Dicevamo? Ah si! Sono due le categorie che odio: gli invidiosi e i leccaculo. Sono due categorie di persone di cui mi sbarazzo immediatamente, perché io devo lavorare con un gruppo in cui ci siano gli elementi che vogliono la stessa cosa, che credono in te e che se prendi un colpo basso cercano di attutire la cosa piuttosto che esserne contenti. L?amicizia per me è un valore importantissimo che non riscontro completamente e che mi fa sentire senza energia. Questa è una di quelle circostanze in cui mi viene di mandare a fanculo il mondo, andarmene, lasciare tutto anche se poi la vita è uguale ovunque da sto punto di vista</em>?.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Gli faccio presente che molte delle cose che mi ha detto possono essere soggetto di critiche. ?<em>Ma scrivi quel che vuoi, sono cose vere. Io sono un tipo sincero, schietto, se ti devo dire una cosa la dico, se ci sono cose che non condivido le dico. Crescendo si ha più coraggio, ci si mette a nudo. Io ho deciso di mettermi a nudo, poi voi giudicate. Ma almeno ho avuto il coraggio di tirare fuori i pensieri più nascosti, anche quelli che potevano essere soggetti ad attacco. Non ho avuto paura di farlo, l?ho fatto con coraggio</em>?. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Sarà per questo suo mettersi a nudo che il Gaz ama, soprattutto nelle manifestazioni importanti, abbassarsi i pantaloni in pubblico per far vedere le sue famose mutande color banana. Una ?gazianata? tipica che scandalizza molti e che rende il Gaz uno dei personaggi insieme più discussi e più seguiti della scena agrigentina.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><strong>Vanessa Castronovo</strong></p>]]></description>
<pubDate><![CDATA[Fri, 26 Jun 2009 14:18:29 GMT]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Lord Byron nella magia della Valle al chiaro di luna]]></title>
<link><![CDATA[http://www.agrigentonews.net/news_25033_Lord-Byron-nella-magia-della-Valle-al-chiaro-di-luna.html]]></link>
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<description><![CDATA[<p><img src="http://agrigentomagazine.it/images/stories/200px-lord_byron_coloured_drawing.png" border="0" hspace="10" vspace="5" align="left" />Quali atmosfere magiche furono destate nella mente di due giovani inglesi George Gordon Byron e John Cam Hobhouse quando quasi 200 anni fa, il 30 agosto del 1809, visitarono al chiaro di luna la mitica Valle dei templi di Agrigento? A questa domanda è quasi impossibile rispondere vista la scarsa documentazione che ci è giunta in questi due secoli, sia nelle opere dei biografi che nella stessa produzione di uno dei personaggi più discussi del romanticismo europeo dell?ottocento. La notizia di una visita in Sicilia di Byron, il poeta più osannato, odiato e chiacchierato del XIX secolo, tanto conosciuto in Europa, un po? meno nella sua patria, era nota da tempo. Quasi sconosciuta era l?escursione al chiaro di luna dei templi di Agrigentum fatta da Byron.</p><p style="margin-bottom: 0cm">A rendere nota questa escursione tra i templi, avvenuta due secoli fa, è lo stesso Byron, grazie alla lettura di un passo del libro ?<em>Conversation of Lord Byron noted during a residence with his Lordship at Pisa, in the year 1821 and 1822</em>" scritto nel 1824 da Thomas Medwin, uno dei primi biografi di Byron. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Il ?Lord? della letteratura mondiale si spinse a definire più maestosi i templi dell?antica Akragas rispetto quelli di Paestum.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Che Lord Byron, fosse stato in Sicilia, lo attesta anche la lettera da lui scritta, da Malta, alla madre il 15 settembre del 1809. <span>Scrive Byron: ?<em>You have seen Murray and Robert by this time, and received my letter. Little has happened since that date. I have touched at Cagliari in Sardinia, and at Girgenti in Sicily, and embark to-morrow for Patras, from whence I proceed to Yanina, where Ali Pacha holds his court. So I shall soon be among the Mussulmans. Adieu</em>?. </span></p><p style="margin-bottom: 0cm">?<em>Tu hai visto Murray e Robert in questo periodo e ricevuto la mia lettera. Poco è accaduto fin da quella data. Io ho toccato la città di Cagliari in Sardegna, e Girgenti in Sicilia, e mi imbarcherò domani per Patrasso, da dove procederò verso Yanina, dove Ali Pachà tiene la sua corte. <span>Quindi io sarò presto fra i Mussulmani. </span>Addio</em>?.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Byron partì per il suo Grand Tour nel 1809, un costume in voga che risaliva ai primi del settecento. Molti furono gli intellettuali e nobili anglosassoni, francesi, tedeschi che viaggiarono in giro per l?Europa e l?Oriente. Byron visitò il Portogallo, la Spagna, Gibilterra, la Sardegna, la Sicilia e Malta, la Grecia, l'Albania, la Turchia e nuovamente la Grecia. Il racconto poetico di questo suo viaggio, Childe Harold <em>(Il pellegrinaggio del giovane Harold</em>), riempì l'immaginario collettivo dell?opinione pubblica erudita del Vecchio Continente stanca dei propri miti. Un?opera che fece ottenere a Byron una fama senza precedenti, che pochi altri letterati hanno goduto durante la propria vita. </p><p style="margin-bottom: 0cm">Del passaggio di Byron a Girgenti parla anche il garibaldino Giuseppe Cesare Abba nel suo libro ?<a href="http://books.google.it/books?id=EpUNAAAAYAAJ&dq=Byron+Girgenti+Da+Quarto+al+Faro+Abba"><font color="#000000"><em><span><span style="text-decoration: none">Da</span></span><span><span style="text-decoration: none"> </span></span><span><span style="text-decoration: none">Quarto</span></span><span><span style="text-decoration: none"> </span></span><span><span style="text-decoration: none">al</span></span><span><span style="text-decoration: none"> </span></span><span><span style="text-decoration: none">Faro</span></span><span><span style="text-decoration: none">: noterelle d'uno dei Mille?</span></span></em></font></a>? del 1882, riferito alla spedizione di Giuseppe Garibaldi.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Scrive Abba: <em>"... la Piana de' Greci, Corleone: prosegue alla volta di Girgenti. Là i compagni nostri vedranno le ruine dei templi che piacquero a Byron, ...</em> ?.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Il viaggio di Byron in Sicilia e la sua sosta a Girgenti non sono mai stati presi in considerazione dai suoi biografi più moderni. Questo episodio riscrive, quindi, in parte la biografia dell?autore inglese che ritornò in Italia tra il 1816 e il 1817.</p><p style="margin-bottom: 0cm">Nelle sue opere purtroppo, non si trovano altri cenni sul suo passaggio a Girgenti. Per avere altri riferimenti sul viaggio di Byron, bisogna consultare gli scritti degli amici di Byron. Decisiva la testimonianza, per il preciso riferimento temporale di John Cam Hobhouse che scrive nel suo diario ?<em>Mercoledì agosto 30, 1809. In mare - tutto il giorno vedemmo la costa della Sicilia, pieno di villaggi e case distaccate, con macchie coltivate, inoltre vestigia di grandi castelli sui picchi di alte colline. Sciacca, vicino l?antica Selinunte, una città bella, apparentemente come Brighton. Come noi c'avviciniamo a Girgenti il paese che appariva più sterile, con due macchie verdi verso la costa. Avvistammo con un cannocchiale le rovine di un tempio, le colonne &c., sotto la città, l?antica Agrigentum su una collina. Sbarcammo nel porto sul molo, verso le sette e trenta. A nessuno tranne per Byron ed me, obstantibus omnibus, fu permesso di salire dalla barca. Andammo dal Capitano del Porto, il quale viveva in una casa grande e desolata il quale era vestito con un cappotto celeste con un epaulette d?oro e che non poteva sillabare "Townshend?</em> (il nome dell?imbarcazione su cui viaggiavano). <em>Fu consegnata la posta, e ritornammo mentre soffiava una brezza eccellente alla nave?. Successivamente il poeta Samuel Claggett Chew nel 1924 nel libro ?Byron in England: His Fame and After-fame? scrisse:? He passed Spain, Morocco, Agrigentum (" no hellish Phalaris " is there now) ; Malta ...</em>?, con uno strano ma preciso riferimento al tiranno agrigentino.</p><p style="margin-bottom: 0cm">A quasi duecento anni da quel passaggio in Sicilia il sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto, sensibile ai richiami culturali ed al valore turistico della visita di Byron, ha voluto ricordare l?evento ponendo una lapide al Molo Crispi di Porto Empedocle.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><strong>Angelo Palillo</strong></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="right"><em>Giornalista e appassionato di letteratura del viaggio</em></p>]]></description>
<pubDate><![CDATA[Fri, 26 Jun 2009 13:08:50 GMT]]></pubDate>
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