"Non sono solo gazianate" Riccardo Gaz si racconta a microfono spento


Spiegare il lavoro di Riccardo Gaz in due parole non è cosa semplice: deejay, veejay, regista, attore, direttore artistico, vocalist... Una voce conosciuta al pubblico che ogni giorno lo ascolta via etere dalle frequenze di Radio Vela, la radio agrigentina che negli anni ha preso forma nelle sue mani. Riccardo si innamora della radio all?età di 13 anni. ?Mi affascinava sapere che attraverso un piccolo oggetto come la radio la mia voce avrebbe raggiunto altre persone? dice. Il suo battesimo sulle frequenze Riccardo l?ha ricevuto da un baracchino, poi ha deciso di passare alle radio. ?Non è un caso che io sia nato nel 1976, stesso anno in cui sono nate le radio libere. Quando ho cominciato a lavorare a radio Vela i deejay trasmettevano solo con la speranza di rimorchiare, per me era diverso: la mia era passione?. E armato di passione Riccardo comincia a mettere mano ai programmi radiofonici, ispirandosi alle radio nazionali, ma senza mai trascurare la realtà locale. Sognatore, disoccupato, uno che nella vita non ha nient?altro da fare. È questo il quadro che viene fuori del Gaz ascoltando il suo programma in radio. Scanzonato, allegro, caciarone, uno che non si prende troppo sul serio e che del divertimento ha fatto la sua filosofia di vita. Ma Gaz ha deciso di buttare la maschera e di mostrare l?altro lato della sua personalità ?Credo di essere posseduto da una dicotomia ? dice -. Da una parte c?è il lato allegro, scanzonato e pronto al cazzeggio, dall?altra invece esce fuori la mia vena poetica con un pizzico di sentimentalismo. Sono sempre stato me stesso, ma fare questo lavoro è un po? come recitare una parte e in radio devo per forza essere scoppiettante e divertire il pubblico. Non poche volte ? continua - è capitato che mi abbiano detto che sono uno con la ?testa cueta?. Forse è da lì che è nata l?esigenza di tirare fuori quella parte di me che cominciava a scalpitarmi dentro. Il mio primo cortometraggio (Novantaduecento) è nato dal bisogno di tirare fuori la parte riflessiva di me?. Regista per bisogno quindi, spinto sicuramente da una voglia di riscatto nei confronti di coloro i quali, soprattutto nelle piccole realtà di provincia, giudicano gratuitamente. E l?invidia è un argomento che Riccardo sente bruciare particolarmente. ?Ho cominciato a fare questo lavoro che ero molto piccolo, a 13 anni è normale non avere uno stile definito, penso che quello poi sia venuto con il tempo. Ma in un certo senso io ho deciso di metterci del mio, di mettermi a nudo davanti alla gente e di fare qualcosa. Penso che vivere questa vita da spettatore sia la cosa più brutta che possa esistere. Io penso di aver fatto delle cose ?continua Riccardo - che in questo territorio nessuno aveva mai fatto prima. Nel mio piccolo penso di aver contribuito un minimo alla crescita sociale della società, considerando che siamo in un territorio in cui nessuno fa niente. Ma in questo contesto in cui non si muove nessuno quando uno fa qualcosa o crede in qualcosa viene ferocemente criticato. Non parlo della critica costruttiva, ma di quella gratuita scaturita solo dall?abbrutimento di gente che non ha nient?altro da fare. La cosa che più odio è essere criticato solo perché io, a differenza di molti altri, ho trovato qualcosa in cui credere?. Con la sua risata sguaiata, la faccia da schiaffi e la sua inconfondibile voce nasale Riccardo è entrato ormai a far parte della vita pubblica agrigentina. Uno spirito boccaccesco, sempre pronto a fare casino e a far divertire la gente. ? La verità è che io sono un tipo che ha nostalgia pure della settimana scorsa? mi confessa. E? lui a chiedermi di continuare a parlare, proponendomi un argomento che gli sta particolarmente a cuore: l?amicizia. ?Mi rendo conto che è difficilissimo credere nell?amicizia, specialmente in questo mestiere in cui ti accorgi che c?è tanta gente che sta lì solo per essere dentro la storia. Io penso di avere un caratteraccio dal punto di vista lavorativo ? continua a dirmi Riccardo -, interagisco con le persone con le quali lavoro in maniera a volte difficile e questo per il fatto che io sono uno che crede nei progetti che porta avanti. Mi rendo conto che alle volte sono rigido e rompicoglioni, ma chi mi conosce bene sa che mi pongo in questo modo solo perché credo in un progetto e ci metto tutto me stesso. In linea di massima mi accade di riscontrare che è difficile trovare un amico vero, una persona che ti sa capire nel bene e nel male, che ti è accanto e che ti vuole veramente bene?.Le sue parole sono concitate, il suo discorso appassionato e intercalato da tanti ?capito?? per accertarsi che io riesca a seguire il suo pensiero e il suo modo di vedere le cose. Nel frattempo però Riccardo, nel suo studio di radio Vela, non smette un attimo di continuare a lavorare, di tenersi in contatto con la gente, di fare telefonate. Il Gaz è una giostra impazzita e mentre dal suo pc continuano ad arrivare messaggi sonori delle notifiche di msn, lui continua a fare telefonate rigorosamente in vivavoce. ?Pronto, chi sei che mi sono scordato chi ho chiamato? Ah sei Ruoppolo? Ciao Angelo!? e riattacca la cornetta. Dopodiché mi guarda e riprende: ?Dicevamo? Ah si! Sono due le categorie che odio: gli invidiosi e i leccaculo. Sono due categorie di persone di cui mi sbarazzo immediatamente, perché io devo lavorare con un gruppo in cui ci siano gli elementi che vogliono la stessa cosa, che credono in te e che se prendi un colpo basso cercano di attutire la cosa piuttosto che esserne contenti. L?amicizia per me è un valore importantissimo che non riscontro completamente e che mi fa sentire senza energia. Questa è una di quelle circostanze in cui mi viene di mandare a fanculo il mondo, andarmene, lasciare tutto anche se poi la vita è uguale ovunque da sto punto di vista?.Gli faccio presente che molte delle cose che mi ha detto possono essere soggetto di critiche. ?Ma scrivi quel che vuoi, sono cose vere. Io sono un tipo sincero, schietto, se ti devo dire una cosa la dico, se ci sono cose che non condivido le dico. Crescendo si ha più coraggio, ci si mette a nudo. Io ho deciso di mettermi a nudo, poi voi giudicate. Ma almeno ho avuto il coraggio di tirare fuori i pensieri più nascosti, anche quelli che potevano essere soggetti ad attacco. Non ho avuto paura di farlo, l?ho fatto con coraggio?. Sarà per questo suo mettersi a nudo che il Gaz ama, soprattutto nelle manifestazioni importanti, abbassarsi i pantaloni in pubblico per far vedere le sue famose mutande color banana. Una ?gazianata? tipica che scandalizza molti e che rende il Gaz uno dei personaggi insieme più discussi e più seguiti della scena agrigentina.Vanessa Castronovo
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